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CEFALEE TENSIVE E DISORDINI
CRANIO-MANDIBOLARI
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INTRODUZIONE
Il riscontro sempre più
frequente di cefalee abituali e
persistenti in pazienti
portatori di problematiche
anatomiche e/o funzionali a
carico dell’apparato
Stomatognatico, spiega la
necessità di includere le
cefalee tensive secondarie tra
le patologia odontoiatriche. Non
deve inoltre essere
sottovalutato il fatto che la
presa di coscienza di un nesso
fra queste due patologie si è
diffusa anche fra i mass-media,
influenzando l’opinione
pubblica.
La comprensione dei rapporti
causali esistenti fra l’apparato
masticatorio e le cefalee
secondarie richiede una profonda
conoscenza della fisiopatologia
dell’apparato stomatognatico,
tratto iniziale dell’apparato
digerente ma anche parte del
Sistema Locomotore. Dotato di
uno scheletro osseo, di
articolazioni e di una complessa
e varia muscolatura possiede una
ricca innervazione e
propriocezione dipendente in
massima parte dalla seconda e
terza branca del nervo
Trigemino, oltreché di organi
specifici quali i denti,
collocati nelle arcate
mascellare superiore e
mandibolare.
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Figura 1
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Alcune peculiarità conferiscono
a questo apparato
caratteristiche
anatomo-funzionali uniche nel
corpo umano: la mandibola, osso
unico ed impari, possiede due
articolazioni speculari che la
legano alle ossa temporali
(ATM), complesse per forma e
funzione, debbono la loro
capacità di assicurare movimenti
di rotazione e traslazione alla
presenza di dischi
interarticolari (sui quali si
inseriscono i capi superiori dei
muscoli pterigoidei esterni).
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Ciò assicura alla mandibola la
possibilità di muoversi nei
diversi piani dello spazio e in
direzioni praticamente infinite
sia pure per tratti modesti. La
ricca muscolatura masticatoria,
inserita su ambo i lati della
mandibola, è egualmente
obbligata alla contemporanea
partecipazione a qualsivoglia
posizione o movimento
mandibolare.
La funzione muscolare è
sostanzialmente svolta da
robusti muscoli elevatori, da
muscoli abbassatori meno
potenti, perché assistiti dalla
forza di gravità e da altri
muscoli che provocano i
movimenti di
protrusione-retrusione.
Cooperano con i muscoli
masticatori molti muscoli
cervicali, in particolar modo i
trapezi e gli
sternocleidomastoidei ai quali è
affidato il movimento della
testa sul collo, che determinano
di conseguenza la posizione del
mascellare superiore.
Sotto il profilo funzionale
possono quindi essere
considerati sinergici nei
movimenti dell’apparato
stomatognatico (Fig. 1).
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Fra tutti i movimenti che la mandibola può
compiere, merita un’attenta considerazione
quello che provoca il massimo contatto
possibile fra le due arcate dentali. La
posizione di massima intercuspidazione
dentale, definita “occlusione” è essenziale
per la funzione masticatoria. Si realizza al
termine di ogni ciclo masticatorio e
generalmente all’inizio di ogni atto di
deglutizione, cioè fino a 2000 volte circa
nelle 24 ore. Ogni singolo componente
dell’apparato stomatognatico, muscoli,
articolazioni, mucose e soprattutto i
legamenti alveolo-dentali che avvolgono ogni
singola radice sono riccamente innervati da
meccanocettori. Di conseguenza ogni contatto
fra le arcate dentali in massima
intercuspidazione provoca un imput
propriocettivo influente sul tono e la
postura muscolare, che per numero e
concentrazione di recettori, non ha forse
l’eguale in nessun altro territorio
dell’organismo. L’occlusione dentale,
condizionata dal numero, forma e posizione
dei denti, è quindi implicata nella postura
della testa per il coinvolgimento muscolare
cervicale. Modernamente si considera
fisiologica la posizione di occlusione che
si realizza grazie ad una contrazione
isotonica e bilanciata dei muscoli
competenti. Ogni qualvolta questo equilibrio
non può realizzarsi per cause diverse, ma
per lo più connesse alla situazione delle
arcate dentali, si avrà
un’occlusione“adattata” che deve essere
considerata patologica.
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Fonte:
Dott.
Andrea Gizdulich
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