Nuova pagina 2

  Autaci a crescere   

 
Nuova pagina 2
  Nuova pagina 1
   Menu
menucolonna
Home
Contatti
Aiutaci a crescere
Avvertenze
 
Malattie dell'occhio Malattie dell'occhio
Malattie dell'occhio Malatte dei denti
Malattie dell'occhio Cefalee Tensitive
 
Malattie dell'occhio Massaggi
Malattie dell'occhio Il Trucco
Malattie dell'occhio Curiosità
Malattie dell'occhio Le Vitamine
 
 
...
...
 
 

... messagio2

 



 

 
 
I FIORI DI BACH

Cefalee - Fisiopatologia Del Dolore Muscolo-Scheletrico - Eziopatogenesi e Clinica Dei Disordini Cranio-Mandibolari - Procedimenti diagnostici - Indirizzi terapeutici - Precontatti Dentali E Disordini Cranio Mandibolari

Dott. A. Gizdulich – Centro Odontoiatrico NeuroMuscolare Tel 055716906 Fax 0557134661  e-mail: drgiz@dccm.it

 

FISIOPATOLOGIA DEL DOLORE MUSCOLO-SCHELETRICO.


Il progresso delle conoscenze cliniche del dolore muscolare, con le sue complesse manifestazioni sindromiche, negli ultimi venti anni, è stato acquisito per merito di molti studiosi, fra i quali ha primeggiato la personalità di Janet Travell, i cui studi hanno aperto un nuovo fondamentale capitolo della diagnostica di una delle più diffuse sofferenze.

Il dolore, definito miofasciale poiché coinvolge la muscolatura scheletrica e le sue fasce ed aponeurosi, si instaura preferibilmente nei muscoli a maggior impegno posturale, sia per cause agenti cronicamente (come l’impegno ad un adattamento posturale forzato), sia per cause traumatiche acute (come, ad esempio il “colpo di frusta”).

La patogenesi del dolore mio fasciale, viene correlata ad una lesione microtraumatica delle fini strutture muscolari, sarcolemma e reticolo endoplasmico, che determinerebbe un aumento del Calcio libero endocellulare, inducendo un accorciamento stabile dei sarcomeri con conseguente instaurazione di una condizione di crisi del bilancio energetico muscolare ed una incapacità di ricaptazione del Calcio.

 come curare le cefalee
Figura 2
 

 

E’ stato accertato che, quando la contrattura avviene in zone di un muscolo sedi delle placche motrici, si assiste ad una condizione di disfunzione di talune placche che, producendo in eccesso acetilcolina rispetto alle capacità di idrolisi della colinesterasi, porterebbe ad una serie di circoli viziosi con aumento della contrattura, spasmi capillari, riduzione dell’apporto metabolico, ed inoltre liberazione di sostanze ad effetto sensitizzante sia sulle terminazioni nervose sensitive che su quelle vegetative presenti nella zona.

Il ciclo vizioso ora descritto determinerebbe l’origine dei cosiddetti Punti Trigger miofasciali (TrP). Un TrP (Fig. 2) è un nodulo ipereccitabile collocato in una banda di tessuto muscolare teso e pertanto reperibile alla palpazione, che se stimolato dà luogo ad intensa risposta dolorosa locale, accompagnata talvolta da altri fenomeni quali una scossa locale provocata (local twitch response), dolore riferito in un area ben definita e costante per ciascun TrP ed alterate risposte neurovegetative e propriocettive.

Il sintomo più caratteristico è costituito dal dolore riferito; di questa particolare allodinia non è del tutto chiara la patogenesi; è invece noto che si manifesta sempre in una determinata sede tipica per il TrP che lo ha generato. Essendo la sede dei TrP costante nei corpi muscolari, a causa della loro interdipendenza con la sede delle placche motrici (TrP “centrali”) o con le inserzioni muscolo-tendinee (TrP di “attacco”), è stato possibile creare una mappa delle zone di riferimento del dolore, tenendo peraltro conto che anche TrP provenienti da muscoli diversi possono avere in comune la sede del dolore riferito.

 

 


I criteri di interdipendenza fra TrP e dolore riferito costituiscono un utilissimo strumento diagnostico delle sofferenze miogene in qualsiasi distretto muscolo-scheletrico.

La malattia da TrP, nota come Sindrome Dolorosa Miofasciale, interessa soprattutto la muscolatura più impegnata nell’attività posturale. Di conseguenza, sebbene qualsiasi distretto dell’apparato locomotore possa esserne colpito, talune sedi, come ad esempio la regione della testa e del collo e quella dorso-lombare, sono quelle più spesso coinvolte.

Se si considera che nell’uomo, a causa della sua stazione eretta, la catena posturale si svolge in senso verticale, si assiste al fatto che il sistema muscolo-scheletrico proprio dell’apparato stomatognatico viene a trovarsi in una situazione posturale influente poiché diviene il primo anello di tale catena che contrae tramite la muscolatura cervicale importanti rapporti posturali con i livelli muscolo-scheletrici sottostanti, potendo ingenerare complesse influenze reciproche.

...
 

Fonte: Dott. Andrea Gizdulich
 


Nuova pagina 2
   Corpo e Salute by ACweb - P. Iva 03137320960
Nuova pagina 1